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Escursionismo
Il cammino monferrino di Don Bosco
La presentazione del progetto con 10 tappe e 48 paesi interessati
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Duecento km, 48 paesi coinvolti (di cui 42 “attraversati” dal Santo, come accertato dalle fonti), 10 tappe e 3 segreterie-punti di riferimento per gli escursionisti pellegrini. È sempre più vicina l’inaugurazione del Cammino Monferrino di Don Bosco, l’itinerario che ripercorre l’esperienza spirituale, culturale, sociale e storica del fondatore delle congregazioni dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice, da lui vissuta assieme ai numerosi, giovani proseliti del suo Oratorio a Torino.
A illustrare e approfondire il progetto, concepito oltre un quinquennio fa, è stata la referente Natascia Bellio, amministratrice del Comune di Mirabello Monferrato, che, assieme ad Asti e Colle Don Bosco, ospiterebbe la segreteria e il punto di riferimento/infopoint.
Lo scopo delle celebri “passeggiate” verso il Monferrato alessandrino e astigiano (all’epoca sotto l’unica Provincia di Alessandria) fra il 1850 al 1880 – con particolare frequenza negli anni 1861-1864, era duplice: far “evadere” i ragazzi più meritevoli dalla caotica metropoli sabauda e “portare gioia” nelle campagne e nei piccoli centri del Piemonte Orientale durante i conflitti risorgimentali.
Nella fattispecie, il gruppo di Don Bosco raggiunse Camagna il 14 ottobre 1862, dopo essere stato accolto e sostenuto economicamente a Vignale dai Conti Callori: come riportato dalle cronache d’epoca, entrati nel borgo consacrato al patrono Sant’Eusebio, furono ricevuti dal parroco Don Pietro Varvelli, che li “rifocillò” con un rinfresco prima di ripartire alla volta di Mirabello. Il legame fra Camagna e Don Bosco ebbe, peraltro, come collante Annibale Strambio e la sua antica famiglia: i due si erano conosciuti tra il 1834 e il 1835, durante gli studi a Chieri.
Il “Cammino Monferrino”, percorso di fede e spiritualità già tracciato sulle mappe GPS, ha inizio e fine a Colle Don Bosco, per un totale di dieci tappe, di cui cinque in ambito casalese e alessandrino (tappa 3: Portacomaro-Vignale, tappa 4: Vignale-San Salvatore, tappa 5: San Salvatore-Casale, tappa 6: Casale-Santuario di Crea e tappa 7: Santuario di Crea-Calliano).
Il luogo natìo del Santo non funge, tuttavia, da “meta” conclusiva e nemmeno l’anello nella sua interezza è richiesto ai camminatori: ogni singola tappa, con i rispettivi paesi incontrati, racconta una pagina significativa e ripercorre un capitolo dell’esperienza di apostolato e animazione dei giovani del canonizzato sacerdote torinese.
Ma non solo. Al pellegrino, cui sarà fornita l’opportunità di acquisire una Carta-credenziale nei tre “check point” di Colle Don Bosco, Asti e Mirabello, i promotori segnaleranno feste o eventi nei luoghi scelti, con l’obiettivo di rendere più interessante e arricchente l’iniziativa.
Sul fronte della ricettività e dell’ospitalità, i Comuni si muoveranno tramite convenzioni con le strutture in dotazione sui propri territori oppure metteranno a disposizione, dove presenti, ostelli o soluzioni similari, specificando comunque che, data l’esperienza prettamente spirituale-religiosa, non si tratterà di turismo a “basso costo”.
Profili monferrini
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